400.000 nuovi disoccupati in Russia dopo la chiusura dei casinò

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I mezzi di comunicazione via internet hanno seguito la questione dei casino russi fin da subito, ma adesso sembra che la notizia abbia colpito anche l’interesse di importanti testate giornalistiche come il New York Times che ha recentemente fatto luce sull’argomento.

Ricapitolando il susseguirsi degli eventi che hanno portato la Russia ad essere attualmente uno dei pochi stati del mondo completamente privi di sale da gioco, dobbiamo tornare indietro fino al 2006, quando il governo di Vladimir Putin aveva preso la decisione di decentrare i casinò russi, facendoli spostare da grandi città come Mosca e San Pietroburgo, verso quattro aree periferiche del Paese, la regione dell’Altai della Siberia, la costa del Far East, vicino al confine con Corea del Nord e Cina, Kaliningrad, che si trova tra la Polonia e la Lituania, e la regione marina di Azov Sea, nel sud della Russia.

Tutte le sale da gioco ed i casinò della Russia sono stati pertanto avvertiti che entro il Luglio del 2009, i loro servizi di gambling sarebbero divenuti fuorilegge al di fuori delle quattro aree designate, sebbene alcuni confidavano comunque in una proroga da parte del governo, proroga che in realtà non sarebbe mai arrivata, e con l’entrata in vigore del bando, e le operazioni di polizia per far chiudere i locali adibiti al gioco d’azzardo, ogni dubbio è stato fugato.

Resta comunque la possibilità che alcune sale da gioco continuino in modo illegale e nascosto la propria attività, anche se il governo ha fatto presente che non verrà perdonata alcuna infrazione, e che la legge dovr? essere rispettata, o le sanzioni verranno applicate senza sconti.

Il NY Times ha riportato nell’articolo dedicato alla questione dei casino russi, che alcune società hanno chiesto ripetutamente la commutazione della pena, sottolineando che la chiusura dei casino avrebbe creato dei problemi seri alla cittadinanza in termini di disoccupazione, senza contare il peso fiscale, dato che queste società versano circa 1 bilione di dollari all’anno nelle casse dello stato; il presidente Medvedev però non sembra affatto propenso a rivedere la sua posizione ed ha dichiarato a tal proposito: ?le regole non saranno riviste in alcun modo, e non ci sarà alcun dietro-front, anche se diverse organizzazioni d’affari stanno facendo pressioni proprio per ottenere ciò.?

Lo stop del mercato del gioco in Russia lascer? a casa circa 400.000 disoccupati in un colpo solo, e questo rappresenter? un passo indietro per l’economia russa, che subir? uneinflessione che si prevede intorno al 7,9%. Il governo invece nega l’attendibilit? di questi dati proponendo delle stime completamente diverse che vedrebbero solo 60.000 nuovi disoccupati in Russia, cifra questa ritenuta del tutto irrealistica da parte di organizzazioni autonome che la reputano molto più bassa di quella che è realmente.

L?articolo del New York Times non si ferma qui, ma scava fino al lontano 1991, ai tempi della caduta dell’Unione Sovietica, quando il gioco d’azzardo ha potuto diffondersi ovunque sul territorio nazionale, sia nelle grandi città che nella provincia. La crescita improvvisa di questo settore andava di pari passo con l’affermarsi del capitalismo e l’aprirsi di nuove frontiere e nuovi orizzonti per l’economia del Paese.

Purtroppo, il settore nel corso degli anni è stato poco regolamentato, e questo ne ha causato una crescita vertiginosa, pensiamo ad esempio al fatto che per ottenere una licenza, chiunque poteva semplicemente versare qualcosa come 50 $. Secondo il governo russo, in un Paese con un alto tasso di fumatori e bevitori, una forte presenza del gambling sul territorio nazionale, rappresentava un problema e creava un altro tipo di dipendenza, ?C’è stato un periodo durante il quale tutte queste società di gioco crescevano come una malattia? ha affermato il sindaco di Mosca Yuri M. Luzhkov, adesso le faremo chiudere tutte. Dal primo Luglio Mosca sarà ripulita.?

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