Il governo russo chiude tutti i casino sul territorio nazionale

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In Russia negli ultimi anni, e per la precisione a partire dal 1993, quando è caduto il comunismo, si sono diffusi a macchia d’olio i casino e con essi il gioco d’azzardo, fino a coinvolgere in modo prepotente il popolo russo, nella sola Mosca sono arrivati ad esserci ben 58 casinò, 2000 sale da gioco, e 70 mila giochi slot machine dislocati un po dappertutto nella capitale.

Ma sembra che ora si stia in un certo senso correndo ai ripari, infatti pare che presto la famosa roulette russa smetterà di girare e con essa si fermeranno i tavoli da poker, il blackjack e tutte le slot machines, anche se in realtà questo riguarderà tutta la Russia ad eccezione di alcune zone particolarmente periferiche e depresse dove il gioco d’azzardo sarà consentito, e sarà in queste regioni che si sposteranno, volenti o nolenti, tutti i grandi casinò del Paese.

Si parla di 4 regioni speciali, Keliningrad, Krasondar-Rostov, le montagne dell’Altaj, e probabilmente anche la zona di Primorye, in Siberia. Lo scopo di questo provvedimento che definire drastico non rende ancora l’idea, è chiaramente quello di allontanare i Russi dal gioco d’azzardo, e per questo dal Luglio prossimo tutti i casinò e le sale da gioco saranno costrette a chiudere.

Ma le proteste non tardano ad arrivare, in primo luogo dalle associazioni di categoria, infatti in molti definiscono questa soluzione simile al proibizionismo Americano degli anni ’20, e si lamentano dicendo che tutto ciò non farà altro che creare i presupposti per l’aumento della malavita organizzata, del giro di denaro sporco, gioco illegale e prostituzione.

Comunque le speranze non sono state del tutto abbandonate, e non sono pochi quelli che credono che lo stato potrebbe ancora decidere di rivedere la sua posizione, sebbene il presidente Medvedev appaia fermissimo, e con le sue dichiarazioni non sembri affatto disposto a lasciare spazio ai dubbi in merito a ciò che accadrà circa il gioco d’azzardo in Russia “non ci saranno ne proroghe ne possibilità di resi, nonostante le pressioni di varie ditte”. Pare che sotto la cenere si nasconda qualcosa in più di ciò che sembra, e che si stia verificando una sorta di braccio di ferro tra il Cremlino ed una lobby del gioco d’azzardo, che ha sempre tratto da questo tipo di attività dei guadagni più che sostanziosi, che arrivano a sfiorare cifre come 20 miliardi di dollari.

Quelli che dovrebbero essere soddisfatti per gli sviluppi della faccenda, cioè le regioni che dovrebbero accogliere i casinò in futuro, sono anche essi perplessi, mancano le infrastrutture, la crisi economica non è stata certo di aiuto e molto ancora deve essere fatto per rendere queste regioni adatte ad ospitare le future Las Vegas russe, e probabilmente non lo saranno per altri 3 anni; intanto si attende di conoscere gli investitori che intendano scommettere su dei progetti quasi faraonici che comprenderebbero la comparsa di 50 alberghi, un aeroporto, e qualcosa come 60.000 impiegati, ma stiamo parlando solo di Azov City, la città fondata sul gioco che sorgerà in mezzo al mar Nero.

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